Le parole sono la speranza
Tutto è cominciato con un post di Pandemia “Internet: l’Italia si allontana dll’Europa“sugli ultimi, tragicomici dati sul ritardo digitale del nostro paese nell’uso della banda larga (18° posto in Europa per collegamenti a Internet, 22° nelle connessioni a banda larga).
Poi ho scoperto (qui, qui e qui e sul sito della Treccani) un dato solo tragico: il 12% della popolazione italiana è analfabeta (parliamo di 6 milioni di abitanti), il 66% dispone di una formazione insufficiente per partecipare informata allo sviluppo della società della conoscenza (36 milioni!!!!!!!!!!!!!!).
La quadratura del cerchio me l’ha data “Quattrosoldi” che da tempo segue Campagne Sociali. Sono contentissimo di pubblicare un video appena segnalato dal suo blog, che ha parecchio a che fare con i dati appena riportati. Se volete lanciare una campagna sull’analfabetismo in questo paese, io ci sto.
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Sono io che ringrazio te di leggermi e dell’onore di essere presente su questo blog.
Il tema è delicatissimo e importante, si dovrebbe focalizzare meglio sull’argomento, e non è escluso che dai blog possa iniziare una vera presa di coscienza.
L’unica strada che vedo sta nel coinvolgimento del Ministero preposto con una campagna continua a base di televisione, con spot e programmi per stimolare questa fascia di popolazione, magari con corsi da seguire poi nelle scuole pubbliche.
Parlarne sui blog serve per sensibilizzare chi dovrebbe intervenire, non per colpire un target che purtroppo, proprio per tale problema, non ci leggerà mai.
Ci fosse una fondazione simile in Italia, sarebbe un po’ più facile.
BELLISSIMO video!
complimenti.
Aggiungo un link preso da Osocio, che credo sia un’ulteriore visione del problema, in questo caso strettamente connesso con il problema della condizione femminile in molti paesi.
http://osocio.org/message/crying_ink/
Sono anch’io, come Luca Conti, dell’idea che buona parte delle campagne che sono messe in atto servono a noi, che riusciamo a leggere e a scrivere, a prendere coscienza del problema degli altri e a iniziare a programmare qualche azione correttiva, che sembra diventare più e più necessaria ogni giorno che passa.
Sono convinto anch’io che il potere dei blog sia molto limitato, a meno che per un caso fortuito non incroci un opinion maker e quando parlo di campagna, non penso in alcun modo alle campagne ministeriali triplo le tre I (dio ne scampi e liberi).
Quando parlo di campagna, da uomo d’organizzazione, intendo qualcosa di molto più strutturato. Qualcosa che, come giustamente rileva Luca, parta da una fondazione.
Confesso che trovo che tutto questo sia sempre più necessario, per quanto triste. Credo in una scuola pubblica, aperta, pluralista e d’eccellenza che sappia uscire sul territorio per raggiungere le sue finalità educative.
Poi però bisogna fare pragmaticamente i conti con la realtà: e allora lì dove la scuola non arriva ben vengano fondazioni che sappiano integrare il ruolo della scuola. Ne abbiamo bisogno e ne ha bisogno l’Italia. Se qualcuno ne ha voglia io sono pronto a collaborare.
Grazie a tutti per i bellissimi commenti